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Riuso Urbano: a Padova il secondo appuntamento sulle capitali verdi europee

Riuso Urbano. Se ne discute a Padova venerdì 8 luglio, alle ore 9,30, nell’aula Magna Galileo Galilei dell’Università degli Studi di Padova

 


Riuso Urbano: a Padova il secondo appuntamento sulle capitali verdi europee

Sarà il modello della città tedesca di Essen ad aprire, venerdì 8 luglio, alle ore 9,30, nell’aula Magna Galileo Galilei dell’Università degli Studi di Padova  la  seconda  Conferenza internazionale che la Biennale internazionale di Architettura “Barbara Cappochin” e l’Ordine degli Architetti, P.P. e C. di Padova dedicano alle “Capitali verdi europee” per promuovere un confronto sul riuso urbano e sulla rigenerazione urbana sostenibile intesa come politica strategica per ridisegnare - da qui al 2050 - la città del futuro.

 Ad Essen, importante centro della Ruhr, è infatti andato il riconoscimento quale “Capitale verde europea” 2017  per aver saputo diventare da terra inquinata -  per le miniere di carbone e per l’industria metallurgica - una metropoli esempio emblematico di città ecosostenibile. Tra le azioni intraprese - e che le sono valse la recente incoronazione -  la tutela e la valorizzazione della natura e della biodiversità oltre che gli sforzi intrapresi per la riduzione del consumo idrico.

 Nella seconda parte della Conferenza, alle ore 14.30, focus su Amburgo. “Capitale verde europea” 2011, la seconda città, dopo Berlino,  più popolosa della Germania, ha raggiunto un ottima qualità dell’aria destinata a migliorare ulteriormente considerando l’intenzione di ridurre le emissioni di C02 del 20% entro il 2020 e dell’80% entro il 2050. Oltre agli importanti interventi sul fronte dell’efficientamento energetico, da segnalare i forti incentivi messi in campo per promuovere la partecipazione dei cittadini ai programmi di miglioramento ambientale.

 Per Giuseppe Cappochin, presidente della Fondazione Barbara Cappochin e del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori “questi esempi devono essere un monito per comprendere che solo attraverso una programmazione almeno ventennale, coerente con una visione strategica del futuro della città e del territorio, sarà possibile incidere in modo concreto sulle politiche urbane del nostro Paese. Per farlo serve dire basta a progetti improvvisati e finalizzati unicamente a cogliere le occasioni - sia pur positive - di volta in volta offerte da provvedimenti governativi”.

 






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