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Restauro dell’Architettura, premiati 13 neo laureati del Poliba

Dopo il restauro i possibili utilizzi: da polo per albergo diffuso a centri di produzione cinematografica

 


Restauro dell’Architettura, premiati 13 neo laureati del Poliba

Due menzioni speciali sono state attribuite dalla giuria del Concorso Nazionale Sira Giovani 2016, dedicato al Restauro dell’Architettura in Italia e nel Mondo, a due tesi di laurea di 13 neo-architetti del Politecnico di Bari. Le ricerche riguardano i progetti di restauro e riuso dei Castelli di Tutino-Tricase (Lecce) e Massafra (Taranto).
I distinti lavori scientifici, condotti dai due gruppi di laureandi con il supporto di un folto numero di docenti del Poliba e il coordinamento della prof. Rossella de Cadilhac, docente di Restauro Architettonico, hanno significativamente contribuito alla conoscenza di beni complessi come i due castelli pugliesi, ma soprattutto, hanno realizzato una proposta progettuale volta alla tutela e alla valorizzazione mediante un nuovo uso sulla base delle individuate esigenze dei rispettivi contesti territoriali.
La conoscenza della loro storia e dei cambiamenti architettonici avvenuti nel tempo si sono dimostrati essenziali per procedere ad un progetto completo di restauro.
Il Castello di Tutino a Tricase, non costituisce soltanto un esempio di architettura fortificata in Terra d’Otranto ma rappresenta una testimonianza di quel processo, verificatosi in Puglia tra Cinquecento e Seicento, di trasformazione di antichi fortilizi in palazzi baronali, una volta perse le funzioni difensive per cui erano sorti.


Il rispetto di questa doppia anima, assieme alle ulteriori diverse identità che il monumento ha assunto nel corso della sua vita, a seconda dell’uso che di questo se n’e fatto nel tempo, è stato per i laureandi:Annalisa Grato (Turi), Lucia Antonia Muscogiuri (San Pancrazio Salentino), Federica Alberga (Bitonto), Matteo Ciavarella (Noicattaro), Antonio Filippo Losito (Gioia del Colle), Pierluca Capurso (Gioia del Colle), Alessandra Ponzetta (Adelfia), il punto fisso da cui partire in fase di progetto, per portare a nuova vita l’edificio senza dimenticare i suoi legami con la storia e la memoria del luogo.


Sorto in continuità all’attuale città di Tricase, probabilmente come semplice quadrilatero difensivo nel periodo normanno (XII), sul castello di Tutino si hanno notizie certe solo nel 1444, durante la dominazione Aragonese. Il manufatto nel tempo ha cambiato sembianze per mutate esigenze. Da struttura militare difensiva si è trasformato in residenza baronale nel XVI secolo. Un lento e inesorabile declino lo degrada a rango di masseria e infine viene adattato a opificio del tabacco. Dagli anni ’70 è in abbandono. Per circa tre secoli è di proprietà dei Gallone, Principi di Tricase. Viene acquistato dagli Imperiali di Francavilla Fontana e infine, ad inizio ‘900, dagli attuali proprietari, Caputo. Il progetto di restauro mira contestualmente alla salvaguardia del bene e all’individuazione di un suo nuovo utilizzo condiviso. La filosofia di base è quella di adattare possibili opportunità o esigenze di quella comunità o di quell’area geografica all’architettura del castello e non il contrario, come avvenuto finora.
Gettare un ponte fra gli interessi del soggetto privato e il soddisfacimento delle aspettative e dei bisogni della collettività potrebbe aprire la strada infatti ad una cooperazione fra l’ente pubblico, nella fattispecie il comune di Tricase, ed il privato con la conseguente possibilità di usufruire di incentivi economici indispensabili al restauro del bene architettonico, sostengono i neo architetti.
L’idea di insediare nel centro storico di Tutino un albergo diffuso, a tema turistico-culturale e cinematografico, di cui il castello diventa il polo attrattore, è supportata dagli esiti di un’indagine socio-economica condotta dagli autori; ciò consentirebbe la promozione e la valorizzazione non solo della città, ma di un più ampio contesto territoriale, quello del Capo di Leuca, attraverso la riscoperta delle tradizioni locali, veicolata dalla cultura eno-gastronomica e dall’arte cinematografica.
Tale prospettiva ha incontrato il favore del proprietario del castello, l’avv. Gustavo Caputo, il quale essendo socio fondatore, insieme al regista Edoardo Winspeare Guicciardi, di una casa di produzione cinematografica locale, la Saietta film, ha accolto con convinzione il progetto di rifunzionalizzazione del complesso fortificato, che prevede, oltre alla sede di produzione della casa cinematografica, un punto di accoglienza ed un’attività di ristorazione per gli ospiti dell’albergo diffuso.
Il Castello di Massafra è indissolubilmente legato al contesto ambientale di cui è parte integrante. Fenomeni franosi hanno compromesso l’antico rapporto fra il castello e le sottostanti case-grotta, di cui rimangono solo alcune tracce, anticamente adibite ad alloggi delle guarnigioni.
Lo stato di degrado in cui versa gran parte del castello, il suo precario stato di conservazione, il preoccupante quadro fessurativo, le manomissioni anche recenti cui è stato sottoposto hanno suggerito ai laureandi: Maria Anna de Palma(Molfetta), Silvia Manginelli (Bisceglie), Francesco Cardone (Triggiano), Giuseppe De Marinis Gallo (Modugno),Davide De Leo (Terlizzi), Tiziana de Gennaro (Molfetta), lo spunto per un progetto complessivo, unitario e coerente, che, nel riammettere il complesso architettonico nel circuito della fruizione, in linea con le strategie comunali orientate alla conservazione del proprio patrimonio architettonico, ne rispetti il carattere identitario valorizzando le proprie vocazioni funzionali.
L’interrogativo sulla nuova destinazione d’uso, che è condizione essenziale per la sopravvivenza di un’architettura, è stato risolto con la ricerca di una funzione che fosse compatibile con le vocazioni del monumento, dunque, rispettosa dell’antico impianto e di tutte le stratificazioni, ma al tempo stesso realmente utile alla collettività massafrese.
Da una puntuale indagine socio-economica sono emersi dati fondamentali che hanno permesso di orientare il progetto di riuso all’interno di un più vasto programma di promozione e valorizzazione del territorio, all’interno del quale il castello svolge un ruolo strategico, ed i cui punti di forza sono le risorse storiche, architettoniche, paesaggistiche, culturali in particolare cinematografiche. Non è un caso che Massafra sia stata più volte selezionata come set cinematografico di film d’autore.
La consolidata tradizione culturale legata alla cinematografia è comprovata dall’ampio consenso raccolto in seguito a manifestazioni periodiche, quali festival e rassegne dedicati al cinema, promosse dalle numerose quanto vitali associazioni culturali del luogo; ed è confermata dalla presenza di collezionisti privati di lungometraggi e cortometraggi ben disposti a donare i propri archivi costituiti da circa 2000 pellicole all’amministrazione comunale di Massafra con lo scopo di renderle fruibili ad un ampio pubblico.
Da queste considerazioni nasce l’idea progettuale, d’indubbia originalità, volta a rifunzionalizzare il Castello attribuendogli il ruolo di polo cinematografico, unico in tutto il sud Italia, capace di valorizzare la città ed il suo territorio. A ciò si unirebbe la ricostruzione dell’insediamento delle case-grotta crollate nel 1985 e la loro rifunzionalizzazione in Bed&Breakfast. Ciò, se da un lato rinsalderebbe gli antichi legami anche funzionali con il castello, dall’altro ricucirebbe un tessuto lacerato dai crolli restituendo alla memoria collettiva quell’unità di immagine perfettamente






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