giovedì, febbraio 22, 2018
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Attualità

Riuso e riqualificazione urbana in vista delle olimpiadi?

Riqualificazione urbana in vista delle olimpiadi: il CONI valorizzi le professionalità italiane e la smetta di costituire società di ingegneria interne

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“Speriamo che questo non sia un pessimo antipasto di quello che potrà succedere con le Olimpiadi romane: un antipasto che prevede la “bella iniziativa” del CONI sulla riqualificazione urbana e sulle realizzazioni di impianti sportivi nelle periferie urbane e nelle aree svantaggiate secondo quanto previsto dal “Fondo Sport e Periferie” (G.U. 23/1/2016 n. 18) che rivela ancora una volta come le partecipate pubbliche abbiano in spregio il libero mercato e i progettisti italiani”

Parole, quelle espresse dal Presidente degli Architetti Italiani Leopoldo Freyrie, che auspicano un deciso cambio di rotta, ma che tra le righe lasciano trasparire una buona dosa di sfiducia verso le istituzioni burocratiche.

“Si scopre, infatti” Continua il presidente Freyrie “che una volta selezionate le proposte di rigenerazione e riqualificazione urbana, grazie ai progetti degli architetti su incarico di associazioni sportive, è previsto che il finanziamento, i progetti e le Direzione dei lavori vengano gestiti internamente dal CONI che avrebbe costituito un apposito ufficio romano”.

 

“Al presidente del CONI Giovanni Malagò” conclude Freyrie “voglio ricordare che tra i compiti del CONI dovrebbe esserci quello di valorizzare il merito dei giovani e non di costituire società di ingegneria interne. Chiediamo percià un intervento immediato dello stesso presidente del CONI perché chi ha elaborato gli studi di fattibilità e passato la selezione per il finanziamento sia incaricato dell’intero progetto, secondo i principi di necessaria unità del processo di progettazione previsti dall’approvando nuovo Codice appalti, ma soprattutto nel rispetto del diritto di chi ha concepito l’idea progettuale di poterla svolgere fino in fondo e che non può essere defraudato da misteriosi tecnici pagati dallo Stato”.