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Architettura e opere pubbliche: il nuovo disegno di legge che cambia le regole della progettazione in Italia

Il Parlamento discute una riforma organica che riconosce l’architettura come bene culturale, rafforza i concorsi di progettazione e punta su qualità, trasparenza e rigenerazione urbana.

Architettura e opere pubbliche: il nuovo disegno di legge che cambia le regole della progettazione in Italia
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Negli ultimi anni il dibattito sulla qualità architettonica, sul ruolo del progetto e sulle modalità di affidamento delle opere pubbliche è tornato centrale nel confronto tra professionisti, amministrazioni e istituzioni. In un contesto segnato dalla transizione ecologica, dalla necessità di rigenerare città e periferie e dall’allineamento agli indirizzi dell’Unione europea, il nuovo disegno di legge sull’architettura si propone di ridefinire le regole della progettazione pubblica in Italia. Il provvedimento introduce un quadro normativo unitario che riconosce l’architettura come interesse pubblico, rafforza il ricorso ai concorsi di progettazione e punta su qualità, trasparenza e valutazione meritocratica delle proposte progettuali, aprendo una fase potenzialmente decisiva per il futuro del settore.

Il Parlamento discute una riforma organica che riconosce l’architettura come bene culturale, rafforza i concorsi di progettazione e punta su qualità, trasparenza e rigenerazione urbana.

Negli ultimi anni il confronto sulla qualità architettonica e sul ruolo effettivo del progetto nelle opere pubbliche è tornato a occupare uno spazio centrale nel dibattito tra professionisti, amministrazioni e decisori politici. A spingere in questa direzione non è solo l’urgenza della transizione ecologica, ma anche la crescente consapevolezza che la rigenerazione di città e periferie richiede strumenti diversi da quelli utilizzati finora. In questo scenario, il nuovo disegno di legge sull’architettura ambisce a ridefinire le regole della progettazione pubblica in Italia, introducendo un impianto normativo unitario che riconosce l’architettura come interesse pubblico e rimette al centro la valutazione del progetto.

Una riforma organica per colmare un vuoto normativo storico

Il Parlamento è chiamato a discutere una riforma che supera l’approccio frammentario degli ultimi decenni e prova a costruire una visione più strutturata del rapporto tra opere pubbliche, spazio urbano e responsabilità culturale. Non si tratta solo di modificare procedure, ma di affermare un principio di fondo: l’interesse collettivo non può essere misurato esclusivamente in termini di costo o rapidità di esecuzione. Il riferimento all’articolo 9 della Costituzione, rafforzato nel 2022, attribuisce alla qualità dell’ambiente costruito un valore costituzionale pieno.

Il ruolo dell’Unione europea nelle politiche per l’architettura

La proposta legislativa nasce anche per riallineare il sistema italiano agli indirizzi dell’Unione europea, che già dal 2001 sollecita gli Stati membri a porre la qualità del progetto al centro delle politiche urbane. In molti Paesi europei il concorso di progettazione rappresenta lo strumento ordinario per selezionare interventi pubblici capaci di incidere positivamente sul contesto urbano, con ricadute misurabili sulla vivibilità delle città e sulla sostenibilità degli interventi.

Concorsi di progettazione: da eccezione a strumento ordinario

Il passaggio più rilevante del disegno di legge è l’introduzione dell’obbligo di concorso di progettazione per le opere pubbliche di maggiore rilevanza architettonica, ambientale e infrastrutturale. Una scelta che avvicina l’Italia a modelli consolidati come Francia, Paesi Bassi, Finlandia e Germania, dove la selezione avviene prioritariamente sulla base della proposta progettuale. Il superamento delle gare fondate esclusivamente sul massimo ribasso mira a correggere una distorsione strutturale del sistema italiano, che per anni ha penalizzato la qualità dell’opera finale.

Commissioni giudicatrici e centralità della valutazione qualitativa

Anche la composizione delle commissioni giudicatrici viene ripensata per rafforzare la centralità del progetto. La presenza di componenti esterni qualificati e l’esclusione di criteri selettivi legati al fatturato o al curriculum rispondono all’esigenza di valutare il contenuto delle proposte, non solo il profilo economico dei soggetti coinvolti. Un’impostazione coerente con le pratiche promosse dal New European Bauhaus, che integra qualità spaziale, sostenibilità ambientale e impatto sociale.

Giovani architetti e accesso al mercato della progettazione pubblica

Un altro elemento strategico riguarda l’accesso dei giovani architetti al mercato. L’istituzione di un elenco nazionale presso il Ministero della Cultura, riservato ai professionisti under 40 vincitori di concorsi, mira a ridurre le barriere economiche e strutturali che negli anni hanno limitato il ricambio generazionale. In un contesto in cui l’età media degli architetti italiani supera i cinquant’anni, la misura assume un valore non solo professionale, ma anche culturale.

Il Piano nazionale per l’architettura e la rigenerazione urbana

Il disegno di legge introduce inoltre un Piano nazionale per l’architettura, aggiornato annualmente, che fungerà da strumento di coordinamento tra visione strategica e interventi concreti. Rigenerazione urbana, riqualificazione delle periferie e tutela del patrimonio esistente vengono ricondotte a un quadro coerente, in dialogo con politiche europee come il Green Deal e la Renovation Wave.

Verso un nuovo paradigma per la progettazione pubblica italiana

Nel complesso, il provvedimento apre la strada a un possibile cambio di paradigma nella progettazione pubblica italiana. La sfida principale sarà l’attuazione concreta, soprattutto a livello di amministrazioni locali, chiamate a gestire procedure più complesse ma potenzialmente capaci di produrre spazi pubblici di maggiore qualità, città più vivibili e un mercato professionale più equo e competitivo.

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