martedì, settembre 25, 2018
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Attualità

Riflettere sul sistema consorzi di bonifica

I fatti alluvionali di questi giorni dimostrano che il sistema, costoso e dispersivo, dei 100 e più Consorzi di bonifica, non funziona.

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“I fatti alluvionali di questi giorni dimostrano che il sistema, costoso e dispersivo, dei 100 e più Consorzi di bonifica, non funziona. Erano stati pensati quando le bonifiche erano tre o quattro in tutta Italia, ora invece i Consorzi tassano più o meno tutta Italia, con l’esclusione però di intere zone delimitate solo da confini amministrativi (questo è l’assurdo) e senza Consorzi perché (per fortuna dei loro cittadini) non ci sono mai stati. E il paradosso (e la prova dell’anzidetto assunto nello stesso tempo) è che i maggiori disastri si sono avuti proprio in Emilia Romagna e cioè nella Regione più organica al sistema consortile.

Dispersione di mezzi enorme, tassazione coatta crescente, soldi dei contribuenti spesi perfino per manifestazioni ludiche, anche diseducative: andrebbe infatti spiegato ai giovani proprio questo, che nessun pasto è gratis e che a pagare opere e manifestazioni (anche inutili) non sono i Consorzi ma chiunque abbia una casa, e anche se non ricava (aldilà di logomachie e fantasticherie varie) alcuna utilità da opere consortili.

La responsabilità delle amministrazioni comunali è palese: non si capisce perché le Regioni diano i soldi per costruire opere idrauliche ai Consorzi di bonifica invece che ai Comuni che, peraltro, non li reclamano, preferendo essere serviti dai Consorzi. Per non parlare di quei Comuni che hanno chiesto ai Consorzi di fare opere (che questi ultimi hanno anche magari fatto) così “legittimando” politicamente l’estensione della (gravosa) tassazione di bonifica sui loro cittadini. Confidiamo che la politica prenda una posizione chiara aldilà della strumentale ripetizione del concetto che debbono pagare solo coloro che con i loro beni traggono beneficio dalla bonifica: che è un concetto stabilito dalla legge, ma che è regolarmente eluso dalle cartelle esattoriali esecutive che il Consorzio continua ad emettere e per non pagare le quali occorre adire la Commissione provinciale tributaria.

 

E’ ora che le rappresentanze di categoria e politiche tornino tra i loro iscritti, le prime, e tra la gente, le seconde, per sentire che cosa i cittadini dicono dei Consorzi e delle somme che gli stessi pretendono”.

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